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BENVENUTO


IL CORTILE


LA STORIA NEI LIBRI


LA RIVISTA


LE POESIE DI: DON ANGELO UBIALI

PAESE MIO NEL SOLE

Ciserano, paese mio nel sole
ti rividi dai filari dei pioppi
Accaniti a resistere agli scoppi del vento,
quando la stagione spandeva nei campi
la ricchezza dei frutti
sul sudore delle membra annerite
dei contadini fedeli alla terra.

Gente del mio Paese
che conosce ogni strada
che non dorme due ore
sul letto dell'ozio,
che si agita sull'aia
nelle ombre della notte
a preparare sonagli ai forti cavalli
e ad unger le ruote ai carri
per i trasporti lontani…….

Eppure, una mano gentile guida i loro atti,
tempra il calore delle case.
Ed un cuore senza limiti
davvero un cuore generoso
cresce attorno al muoversi irrequieto
di questa Gente senza soste.

Pese mio nel sole,
flagellato dal vento
ti porto nell'anima.

La Madonna di San Marco,
il vecchio cimitero
l'acqua gelata del fontanone,
i filari dei pioppi
a culmini di luna,
i canti delle sere,
tutto si riversa in me
a segnare giorni pieni di memorie

don Angelo Ubiali

                   

MADONNA DI MAGGIO

Madonna di Maggio
le sere violente di sole
e di grida di ragazzi sulla piazza
in attesa dei tocchi,
dell'ultima campanella.

Dentro la Chiesa, l'Immagine -
guardata dalle prime vecchierelle-
avvolta in piccole luci
e nel soave profumo delle prime rose.

"Santa Maria.... Mater Christi....
Ora pro nobis.... Ora pro nobis....

Il latino sconvolto
nel biscicare innocente
dei piccoli e dei grandi.

L'atteso esempio del prete
e il fioretto per il domani.
La sera che sorride sulla chiesa
e il sagrestano più docile
che indugia sul portale
a conversare coll'ultime donne.

Madonna di Maggio
che ancora sconvolgi
i giorni della mia adulta stagione.

                   

PERCHE' SANNO CHE
LA VERGINE E' BUONA

Dall'umile torre antica
lo squillo delle campanelle
che s'adagia sui prati verdi
e corre sugli scrimoli dei tetti
e si sprofonda felice nei cuori.

E' la tua voce dei tempi maturi
che nasce ad una fonte amata.
L'esterno dei muri è povero
e i passeri trovano sotto le tegole secche
il rifugio che li inorgoglisce
per gli astuti canti della sera.

E gli ippocastani imponenti
confondono l'alito aspro
coll'effluvio tiepido dei tigli
che fanno corona d'onore
al portico ripieno d'inviti.

C'è un pezzo del mio cuore
nella chiesetta isolata
e molto amore raccoglie da tutti
perchè sanno che la Vergine Buona
dal volto color della terra
è in un'arca di grazie
fra Angeli che adorano e Santi
che pregano sulle vivide tele del tempo.

                   

VECCHIA FOSSA

(un tempo Ciserano era cinto di valida fossa, e ad essa, doveva sigurtà)

Dov'era la vecchia fossa
dall'acque verdissime
per le piante serene del fondo
e dai pesci guizzanti ?

Io la ricordo quand'ero bambino
e gli occhi pendevano sul fondo
quasi a cercare la favola antica.

Quella del paese entro in  ponti
che si levavano al cader del sole,
per chiudere al sonno la pace
dei castellani, mentre l'ultima voce della campana
spegneva i fuochi.

Attorno c'erano i boschi paurosi
e la luna dondolava le cime
sull'acque: alberi dello sgomento
notturno. La fossa sognava
e le case di sasso attorno al castello
vivevano incantate.

Poi la fossa morì, una storia finita
nel gaio della nuova strada
senza platani, senza gelsi.

Ora solo il ricordo dei vecchi
mentre i giovani neppure sanno
che il borgo untempo, era cinto da fossa.

                                       


 CROCE DEL TORCHIO

Croce del Torchio:
ferro arrugginito, pietra ingrigiata,
verde di erbe amarissime,
schioccolare di acque nel fosso,
spumeggiare di ruota incurante,
aspri odori di frantoio, di pannello
accatastato nell'umido degli scantinati.


Croce del Torchio:
Croce del Cristo
che non vi è appeso.

Ci sono i cgiodi ma non le mani;
c'è il flagello ma non la carne;
ci sono i dadi, la veste. Il giuco
dei soldati increduli, chissà dov'è !

C'è il cartello dell' INRI,
c'è la canna con la spugna
ma non si sente sapore di aceto.
Seembri la Croce dell'Abbandono,
della Ruggine, degli Strumenti
appesi ad un albero che si vuole scordare.

Croce del Torchio:
t'han costretta sull'incrocio
delle quattro strade (campi e luoghi)
e davanti a te si segna una croce strana
piena di convulsioni, di voti, di buche,
di erbe stanche, di piante inorridite.
Eppure sembra che sotto di te
nascano radiche leganti le sconnettiture
di quest'angolo che sente di antico, di stregato.

Sembra che lì sia sempre venerdì santo,
e la tua ombra distenda
mani materne, lembi di pace,
oasi di luna. Croce del Torchio:
ai margini del Paese,

SEI IL NOSTRO ORTO DEGLI ULIVI !
Attorno ci sono fronde,
sassi levigati, ed acque di torrenti.

                                       

LA PESA PUBBLICA

La casa della "pesa"
dall'uscio verde cupo
è sempre nel mio occhio di bimbo.
E "la pesa" restava una meta
quasi di sogno per i ragazzi
del mio paese polveroso.

Carri pesanti la premevano
e discorsi d'uomini ndaffarati:
alla "pesa" finivano i contratti
iniziati fra il nerissimo vino
di una delle quindici osterie.

Cos'era la "pesa" per noi ragazzi ?
Delle grossi assi legate dalla lamiera,
ma nel fondo c'era il cavalletto,
miaterioso aggeggio di equilibrio
per i nostri occhi fissi nelle fessure.

Laggiù c'erano scarabei dorati
lucertole intorpidite, pezzi di carta
ingialliti dall'umido...

La "pesa" era per noi un mondo
senza sorrisi, qualcosa destinato
a sopportare il peso degli intrighi.

C'era però il volto buono della pesatrice
a segnare un po' di gioia
sull'intrigo delle cinque strade.

NDR: La pesa pubblica era situata in località Casinecc - nella parte est del paese - sul bivio dove le strade si dividono per Arcene o per Verdello. Le cinque strade citate da Don Angelo son o quindi : La Circonvallazione sud, via Arcene, Via Verdello, Via Garibaldi e la Circonvallazione est.

                                       

Pisadura

Scoppia nei campi riarsi
il tuo grido solenne
fontana della Pisadura
raccolta nel fondo di sassie avvolta nel manto dei rovi.

Ti ricordo quand'eri alla nascita
per lafavola di boschi e d'agguati

 

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